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lunedì 22 dicembre 2025

Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)


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Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC): capire il disturbo, riconoscerlo nella vita quotidiana e parlarne insieme

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) è uno di quei compagni di viaggio che nessuno vorrebbe incontrare. Non si presenta con rumore, non bussa alla porta: entra in punta di piedi e, quando te ne accorgi, ha già preso posto nella tua mente. Molte persone lo descrivono come una voce insistente, un pensiero che non vuole spegnersi, un dubbio che torna sempre, anche quando la ragione dice che non ha senso.

Il DOC non è una mania, non è un vezzo, non è “essere troppo precisi”. È un disturbo psicologico che può diventare molto pesante da gestire, soprattutto quando non si sa cosa sta succedendo.

🔍 Che cos’è il DOC? Una spiegazione semplice e concreta

Il DOC si muove su due binari:

Ossessioni

Sono pensieri che arrivano all’improvviso, come lampi in una giornata serena. Non li scegli, non li vuoi, ma si presentano lo stesso.

Esempi realistici:

  • La paura che qualcosa di terribile possa accadere se non si controlla una porta “un’ultima volta”.

  • Il timore di contaminarsi toccando oggetti comuni.

  • Il dubbio di aver fatto del male a qualcuno senza accorgersene.

Sono pensieri che non rispecchiano il carattere della persona: è proprio questo contrasto a generare ansia.

Compulsioni

Sono i rituali, i gesti ripetuti, le azioni che sembrano l’unico modo per calmare l’ansia.

Esempi:

  • Lavarsi le mani fino a farle arrossare.

  • Ripetere mentalmente una frase per “neutralizzare” un pensiero.

  • Controllare più volte lo stesso oggetto, come se la realtà potesse cambiare da un secondo all’altro.

È come essere intrappolati in un circolo vizioso: più si prova a scacciare il pensiero, più ritorna.

🌪️ L’impatto del DOC sulla vita quotidiana

Il DOC può diventare un ladro silenzioso: ruba tempo, energie, serenità. A volte sottrae ore intere della giornata, altre volte logora lentamente, come una goccia che cade sempre nello stesso punto.

Può influire su:

  • relazioni

  • lavoro

  • studio

  • sonno

  • autostima

Molti raccontano di sentirsi “presenti ma assenti”, come se una parte della mente fosse sempre impegnata a combattere un incendio invisibile.

🧩 Come si affronta il DOC: percorsi e possibilità

Non esiste una cura magica, ma esistono percorsi efficaci che possono aiutare a riprendere il controllo della propria vita.

Terapie psicologiche

La più utilizzata è la Terapia Cognitivo-Comportamentale, in particolare l’Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP).

Una metafora utile: È come imparare a guardare un’onda senza scappare. All’inizio sembra enorme, poi, con il tempo, diventa meno minacciosa.

Terapie farmacologiche

In alcuni casi, gli specialisti possono proporre farmaci che aiutano a ridurre l’intensità dei sintomi. La scelta del trattamento è sempre responsabilità di un professionista.

Approccio combinato

Molte persone trovano beneficio dalla combinazione di terapia psicologica e trattamento farmacologico, soprattutto quando il disturbo è più radicato.

🧭 Le diverse forme del DOC

Il DOC non ha un solo volto. Può presentarsi in modi molto diversi:

  • paura della contaminazione

  • bisogno di controllo

  • ossessioni senza rituali visibili

  • dubbi nelle relazioni

  • necessità di ordine e simmetria

  • accumulo compulsivo

Raccontare queste sfumature aiuta chi legge a riconoscersi e a sentirsi meno solo.

💬 La tua esperienza può aiutare qualcuno

Il DOC è spesso vissuto nel silenzio, con la sensazione di essere gli unici a provare certe paure. Ma non è così. E parlarne può essere un primo passo importante.

Se ti va, puoi condividere nei commenti:

  • Come hai scoperto di avere il DOC

  • Come si manifesta nella tua vita

  • Quali percorsi terapeutici hai provato

  • Se hai avuto miglioramenti o ricadute

  • Che cosa ti ha aiutato di più

Ogni testimonianza può diventare un punto di riferimento per qualcun altro.

venerdì 18 aprile 2025

FOLLIA E PREDIZIONE DEL FUTURO

La malattia mentale, con le sue infinite sfaccettature, ha sempre trasmesso diffidenza e paura. 
L’irrazionale che entra nella nostra quotidianità, sia che ci riguardi direttamente che tramite un nostro amico o parente, ci ha sempre spinto verso il sospetto, il preferire di non avere a che fare con la persona sofferente quasi che si trattasse di una malattia contagiosa.
In realtà, questo periodo contrassegnato dal terrore nei confronti del virus Covid-19 (comunemente detto Coronavirus), sta facendo cambiare quasi tutte le nostre abitudini e le basilari norme sociali e, tra le prime regole adottate, abbiamo il cosiddetto distanziamento sociale (stare ad almeno un metro di distanza dalle altre persone) e lavarsi spessissimo e con la massima attenzione le mani, sia con sapone che con prodotti adeguati con base alcolica (alcuni sottolineano anche l’importanza di farsi più frequentemente la doccia).
Soprattutto il rito del lavaggio delle mani #lavaggioritualedellemani lo dobbiamo effettuare più e più volte al giorno e comunque ogni qualvolta riteniamo di aver toccato qualcosa di sporco e potenzialmente contagioso.
Ecco allora la mia riflessione.
Esiste un disturbo mentale, denominato Disturbo Ossessivo Compulsivo (il cui acronimo è D.O.C.), che è un disturbo che si manifesta in molti modi e che, ad ogni buon conto, descrivo nel dettaglio nel mio libro DENTRO LA TANA DEL LUPO (acquistabile su Amazon sia in formato Kindle che cartaceo). #dentrolatanadellupo 
Ebbene, una delle tantissime manifestazioni (che tra l’altro rende la vita di chi ne è affetto alquanto limitata e penosa), è quella della paura di essere contaminati. Questa paura comporta che chi ne è affetto, passi ore e ore a lavarsi scrupolosamente soprattutto le mani e lo fa a volte anche per un tempo che sembra infinito per poi ricominciare alla prima occasione, magari dopo aver toccato qualche altra cosa da lui ritenuta fonte di sporcizia.
Ricordo che tantissimi anni fa un mio collega di nome Salvatore, aveva proprio questa manifestazione del D.O.C. e passava ore e ore al bagno lavandosi le mani, insaponandole per bene per tantissimi minuti e finendo poi con una passata di spirito per disinfettare tutto.
Aveva le mani ormai del tutto consumate ma era più forte di lui. Non ne poteva fare a meno e alla prima occasione ricominciava daccapo.
Perché sto facendo questa riflessione?
Semplicemente perché persone sofferenti come il mio collega sembra quasi che abbiano precorso i tempi. 
D’altronde non è questo che attualmente le autorità ci chiedono di fare per evitare o limitare il diffondersi del contagio?
Allora mi chiedo: queste povere persone sofferenti sono semplicemente delle persone malate, e quindi da curare oppure, almeno in parte, una sorta di veggenti in grado di capire in anticipo quali sono i pericoli che incombono nelle loro vite?
Mi farà piacere avere delle vostre opinioni in merito, nel pieno rispetto di chi soffre di questi disturbi e con una buona notizia per loro: da questi disturbi finalmente se ne può uscire o, perlomeno, si può convivere senza esserne più schiavi. Naturalmente bisogna trovare un’adeguata cura farmacologica e, spesso, unirla una psicoterapia (normalmente di tipo cognitivo-comportamentale) e il tutto combinato con l’affetto e il calore della famiglia e degli amici.
Per approfondimenti consiglio la lettura di questi due libri:
1. IL RAGAZZO CHE SI LAVAVA IN CONTINUAZIONE E ALTRI DISTURBI OSSESSIVI di Judith L. Rapoport  - Copertina flessibile: 268 pagine - Editore: Bollati Boringhieri (15 aprile 1994) - Collana: Esperienza psicologica - Lingua: Italiano - SBN-10: 8833908364 - ISBN-13: 978-8833908366;
2. DENTRO LA TANA DEL LUPO – di Stefano Innocentini - Su Amazon con copertina flessibile o formato Kindle - Editore: Independently published (7 aprile 2020) - Lingua: Italiano - ISBN-13: 979-8634460161 - ASIN: B086PPJJDJ.
Attendo commenti, riflessioni, recensioni, tutte naturalmente nel pieno rispetto della delicatezza dell’argomento che stiamo trattando.
Un abbraccio a tutti (per ora solo virtuale).


mercoledì 21 ottobre 2020